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Seminario a Firenze - Capire Dostoevskij attraverso l’arte occidentale

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01.02.2012

Alcuni dati significativi:

- 1 posto bellissimo su una delle colline che domina Firenze: Villa Morghen

- 1 Associazione promotrice del progetto: Maksora

- 3 diversi gruppi di lavoro: Mosca, Novosibirsk, Milano

- 4 giorni di lavoro intensissimi: 12-15 gennaio

- 4 visite guidate sulle tracce di Dostoevskij: il centro storico di Firenze, la Cappella Brancacci, gli Uffizi, Assisi

- 5 sponsor: Villa Morghen, Fondazione S. Benedetto, Associazione Centro di Solidariet? della Compagnia delle Opere di Brescia, Convenzioni Servizi S.R.L. di Brescia, EDUCO

- 7 professori italiani

- 8 professori provenienti dalla Russia e dall’Ucraina

- 27 studenti provenienti dalla Russia e dalla Lituania

- 29 studenti italiani

- 71 partecipanti

“Capire Dostoevskij attraverso l’arte occidentale”. Sintetizzerei cos? quello che la Kasatkina ci ha guidato a fare durante i giorni del seminario a Firenze dal 12 al 15 gennaio. Gli studenti e anche i professori presenti sono stati invitati a rintracciare nelle opere d’arte sacra viste a Firenze e Assisi quelle immagini che, come dice la Prof.sa Kasatkina, impregnano i romanzi di Dostoevskij e che ricollegandosi direttamente a episodi evangelici, affiorano a una lettura attenta dei suoi romanzi. Per Dostoevskij che negli anni sessanta dell’Ottocento ha intrapreso un lungo viaggio in Europa, fermandosi per circa un anno a Firenze dove ha concluso il romanzo l’Idiota, l’incontro con l’arte occidentale ha significato un ribaltamento nel modo di concepire il rapporto con Dio: se nell’iconografia il Mistero ? qualcosa che pu? essere contemplato solo da alcuni in una dimensione al di fuori del tempo e dello spazio, l’arte occidentale si fa portavoce di una nuova concezione secondo la quale il Mistero abita tutta la realt? ed ? incontrabile qui ed ora. Dagli scritti della moglie di Dostoevskij sappiamo che lo scrittore durante il suo giorno fiorentino passava la maggior parte del tempo nei musei (ogni giorno trascorreva almeno tre ore negli Uffizi) e solo a Firenze dopo lunghi anni ? riuscito a concludere uno dei suoi romanzi pi? belli, “L’idiota”. Che cosa ? successo durante il suo soggiorno qui? Che cosa vedeva Dostoevskij guardando quel museo vivente che ? Firenze o gli affreschi di Giotto ad Assisi? Gli studenti guidati dalla Prof.sa Kasatkina hanno cercato di rispondere a questa domanda durante il loro soggiorno dal 12 al 15 gennaio in uno dei pi? suggestivi luoghi di Firenze, Settignano. Alloggiati in una bellissima villa che una volta era un monastero dei monaci benedettini olivetani a venti minuti dalla citt?, studenti e professori hanno potuto alternare l’intensa attivit? seminariale con escursioni mirate: ponte vecchio, Piazza della Signoria, il bellissimo duomo di Firenze cui ci ha introdotto la Prof.sa Mariella Carlotti, gli affreschi di Giotto presso la basilica di S. Francesco ad Assisi, gli affreschi di Masaccio nella Cappella Brancacci spiegati dal Prof. Alessandro Rovetta e gli Uffizi. E dopo le escursioni, un lavoro di giudizio con i ragazzi sulle cose viste e le relazioni preparate dai ragazzi stessi negli ultimi mesi, riviste alla luce delle cose viste durante il soggiorno fiorentino.

Una serata ? stata poi dedicata alla presentazione di Maksora che ha promosso il progetto e ha reso possibile l’organizzazione del seminario e del Meeting di Rimini, dove sar? presentata la mostra “Dostoevskij: l’immagine del mondo e dell’uomo. L’icona e il quadro” che sta prendendo forma con la guida della Prof.sa Kasatkina e il contributo degli studenti, oltre che con l’apporto dei professori Uberto Motta e Alessandro Rovetta, curatori della parte italiana.

Il commento di una dei docenti partecipanti: “Cio` che mi ha interessato di piu` del seminario su Dostoevskij e` stato il lavoro, perche` di un vero e proprio lavoro si e` trattato. E il punto di partenza e` stato guardare le opere di grandi geni dell’arte pittorica italiana sorprendendo i segni della grande rivoluzione realista che hanno attuato e che Dostoevskij ha, da par suo, scoperto, compreso e ‘rifatto’ nelle sue opere. Il cuore di questa rivoluzione e` che la verita` non si raggiunge per astrazione dalla realta`, ma per immersione in essa. Questo mi ha permesso di guardare con occhi nuovi capolavori di Giotto e Masaccio, soprattutto, che avevo gia` visto: mi sono accorta di come effettivamente li` sono rappresentati uomini veri e di come doveva essere ampia e cosciente l’esperienza della vita in questi artisti per saper descrivere cosi` profondamente l’uomo. Su tutte un’opera mi e` parsa la piu` interessante e dostoevskijana la cacciata dal paradiso terrestre di Adamo ed Eva di Masaccio. Piu` propriamente dovrei dire la parete della cappella Brancacci in cui questo affresco si trova. Infatti sopra ai l’uomo e la donna che, disperati, sono appena usciti dal paradiso terrestre, c’e` un angelo che con un gesto perentorio li caccia. E il dito della sua mano che esprime bene l’irrevocabilita` della condanna, ci e` stato fatto notare, allo stesso tempo punta diritto al Cristo del Tributo di Pietro. Dunque in uno stesso istante tutto il dramma, il dolore, la sconfitta della condizione umana e tutta la grandezza che essa ‘merita’, non oltre la vita, ma dentro di essa.”

Progetti

Aprile 2013 -Pubblicazione del libro di Franco Nembrini “Di padre in figlio”

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